Basta con la violenza sugli operatori sanitari

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Barbara Cittadinigiovedì 9 febbraio 2017
Barbara Cittadini, Vice Presidente Aiop e Presidente Aiop Sicilia

Grave e deprecabile episodio di violenza, avvenuto recentemente nel dipartimento oncologico 'La Maddalena' di Palermo è, purtroppo, l'ultimo di una lunga serie di episodi che, da qualche tempo, si susseguono con una frequenza ingravescente e preoccupante. Anche questa volta, i medici hanno dovuto sperimentare atti intimidatori e violenze nell'esercizio delle loro funzioni, avendo come unica responsabilità quella di avere adottato scelte corrette nei confronti di una paziente terminale, che è stata assistita con scienza e coscienza.


Tenuto conto della doverosa considerazione per il dolore di tutti i parenti che, comprensibilmente, hanno resistenze a rassegnarsi dinanzi al mistero della natura umana, non v'è dubbio che vi sia una palese ed improcrastinabile esigenza di intervenire per assumere tutte le determinazioni possibili, affinchè il rapporto tra medico e paziente possa, nuovamente, basarsi su quel presupposto indispensabile che è la fiducia, che sembra essere stata profondamente logorata, anche, da una informazione errata o incompleta, che ha dato origine ad un mefitico clima di pregiudizio nei confronti dei medici e delle strutture sanitarie. Una relazione fondata sulla fiducia reciproca tra cittadini e operatori sanitari è una conditio sine qua non perché il sistema possa tutelare il diritto alla Salute.
Detti comportamenti, sempre disdicevoli, divengono, peraltro, ancor più difficilmente comprensibili là dove avvengono nel comparto privato, nel quale le strutture, avendo una organizzazione meno complessa di quelle pubbliche, garantiscono un'assistenza che vanta non solo una particolare attenzione alla qualità della prestazione ma, anche, a quella del rapporto umano con il paziente ed i suoi familiari.
I media riportano, ormai quotidianamente, episodi di lesioni fisiche, pressioni psicologiche e minacce da parte dei parenti dei pazienti nei confronti dei sanitari.
É quindi, necessario stigmatizzare i casi di intolleranza e di violenza nei confronti dei medici e del personale delle strutture sanitarie che, ogni giorno, con grande sensibilità e professionalità, assistono i pazienti in un percorso di sofferenza, anche perchè incidono negativamente sulla serenità degli stessi nello svolgimento del delicato compito al quale sono chiamati.
Tutti gli stakeholders del sistema devono sentire la responsabilità di lavorare affinchè si ripristini quel clima di fiducia verso i medici che, sovente, sono colpevoli solo di trovarsi lì, in quel momento, a svolgere il compito al quale sono preposti e che diventano il capro espiatorio delle ansie e del dolore di persone, che non riconoscono e non rispettano più il ruolo e l’utilità pubblica del servizio e della professione medica, una volta molto rispettata.
Minacce, intimidazioni e violenze contro chi cerca di alleviare la sofferenza altrui e offre le proprie competenze per curare il prossimo devono, quindi, trovare una ferma risposta nelle Istituzioni, che hanno il dovere di adoperarsi affinché venga garantita la sicurezza e la serenità di chi lavora seriamente e con dedizione.
Le lesioni fisiche e psichiche che coinvolgono i sanitari degli ospedali pubblici e privati creano, peraltro, una situazione di grave criticità, fatta di sfiducia e di timori, che rende poco sostenibile l'intero S.S.R., anche perchè inducono alla"medicina difensiva".
In particolare, nelle aree particolarmente a rischio, la violenza arriva a livelli di gravità inaccettabili per qualunque contesto civile.
Va, comunque, rilevato che l'esigenza, con la quale i Governi si sono dovuti confrontare, di ridurre le risorse destinate al SSR e i processi di riorganizzazione e razionalizzazione in tal senso operati, hanno comportato pesanti disagi sia nell'esercizio della pratica medica, che nell'offerta sanitaria, mettendo a serio rischio l'erogazione dei LEA. L'imposizione, infatti, ai medici di base di ridurre o limitare al massimo la prescrizioni dei farmaci, di talune prestazioni specialistiche o di ricovero, le lunghe liste d'attesa anche per prestazioni non rinviabili, la mancanza di un reale collegamento tra ospedale e territorio hanno creato "disfunzioni di sistema", che hanno provocato una esasperazione ed un disorientamento nei pazienti, i quali, per ottenere una risposta efficace e immediata alla loro domanda di salute, sovente, sono costretti a ricorrere alle prestazioni out of pocket, che, infatti, registrano un costante incremento. Non tutti, però, possono permettersi di pagare le prestazioni, ragione per la quale numerosi pazienti, non trovando risposta ai loro bisogni sanitari, si recano impropriamente al Pronto soccorso, causando un inammissibile intasamento e, quindi, un disagio al servizio di emergenza al quale il P.S. è preposto.
Ogni volta che accade un episodio di violenza si registra un indignazione corale. Anche il Ministro Lorenzin si è, recentemente, espressa in modo chiaro, al riguardo, affermando che "le aggressioni negli ospedali di Palermo sono un fatto gravissimo", ed ha espresso "solidarietà al personale medico e infermieristico sempre in prima linea."
È diventato improcrastinabile approfondire seriamente il problema e comprendere come evitare il perpetrarsi di simili assurde ed ingiuste situazioni e prevenire quella che è diventata una facile "abitudine", inaccettabile per una società civile e per un sistema pubblico che è riconosciuto da tutti i Paesi come uno dei migliori.
E' tempo, ormai, che coloro che hanno l'onere e l'onore della responsabilità delle scelte assumano tutte le possibili iniziative, a tutti i livelli, per essere finalmente propositivi, concreti e risolutivi rispetto ad un problema sociale.
Dobbiamo pretendere che le norme per la prevenzione e la protezione degli operatori sanitari che, con passione e senso di responsabilità, lavorano tutti i giorni in trincea, siano implementate in tutte le aziende sanitarie, pubbliche e private, e che vengano effettuati i necessari controlli per verificare che le regole vengano, poi, puntualmente rispettate.
É dunque, improcrastinabile trovare il modo per tutelare e rasserenare operatori e cittadini, attraverso diverse iniziative finalizzate a sviluppare una corretta ed efficace politica di gestione del rischio negli ospedali e a realizzare una specifica comunicazione sociale, che promuova una corretta informazione ed una cultura di civiltà e tolleranza, che faccia comprendere che, per quanto bravi e competenti siano i medici, la medicina non è una scienza esatta e che sia i medici che i pazienti sono "esseri umani", dunque fragili.
É necessaria una comunicazione sociale mirata che sensibilizzi le persone sulla importanza, ma anche sui limiti, del ruolo del medico al quale si deve rispetto ed al quale deve essere restituita la dignità che merita.
Considerato, inoltre, che alla deospedalizzazione che, negli ultimi anni, è stata operata, in nome di esigenze finanziarie e non sanitarie, non ha corrisposto un adeguata realizzazione dell'assistenza territoriale, è fondamentale intervenire con una corretta programmazione sanitaria ed un reale collegamento ospedale-territorio, senza i quali continueremo a registrare le reazioni esasperate di pazienti e parenti, che pretendono che venga tutelato ed affermato il loro sacrosanto diritto alla salute.
Occorrono, insomma, iniziative concrete che non consentano più alcun tipo di violenza o risentimento o colpevolizzazione nei confronti di chi è preposto ad un servizio pubblico molto delicato ed ha scelto, per vocazione e per passione, di esercitare il mestiere più bello, ma più complesso e rischioso di tutti: quello di prendersi cura, secondo scienza e coscienza, dei propri simili.