Report Aiop "Ospedali e Salute 2016"

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ROMA (12 gennaio 2016). “Per garantire ai  cittadini di usufruire di un servizio sanitario che risponda, in modo esaustivo,  alla loro domanda di salute, a prescindere dall'area geografica nella quale risiedono, occorre garantire la libertà di scelta del luogo nel quale farsi curare, per tutte le patologie e in tutte le regioni. E' necessario, altresì, innescare un meccanismo virtuoso che, insieme ad una reale applicazione del pagamento a prestazione nel finanziamento di tutti gli erogatori, pubblici e privati, possa incentivare l’investimento, la competizione virtuosa e lo sviluppo di centri e reti di eccellenza, contribuendo, in modo determinante, a mantenere l’intero Sistema sanitario nazionale in linea con i migliori sistemi di welfare sanitario europeo. L’esperienza di altri paesi europei  dimostra che una sinergia virtuosa tra pubblico e privato ed un adeguato contributo di capitali e risorse umane da parte dell’imprenditorialità sanitaria, contribuisce, in modo significativo, a migliorare la qualità e l'efficienza dei sistemi sanitari.  In questa ottica, l'impegno  di AIOP continua ad essere finalizzato ad una difesa strenua del Ssn e della pluralità dei soggetti erogatori del sistema sanitario pubblico, che rappresenta uno dei valori fondanti del nostro  Paese”. Lo ha affermato Barbara Cittadini, vicepresidente nazionale di Aiop, stamattina a Roma in occasione della presentazione del 14° Rapporto annuale “Ospedali & Salute 2016” realizzato da Ermeneia per conto dell’Associazione nazionale spedalità privata.


"Tetti di spesa  e tentativi di limitazione alla  presenza dei privati all'interno del  Servizio Sanitario Regionale hanno continuato a ispirare politiche sanitarie di molte regioni, in nome di una generale tendenza alla contrazione delle risorse del Ssn, che i governi regionali  hanno tentato di realizzare, soprattutto, a discapito del comparto privato– ha aggiunto Barbara Cittadini -. Il risultato di questo protratto tentativo di ripristinare un anacronistico oligopolio pubblico è stato un ulteriore aggravamento dell'allungamento  delle liste d’attesa ed un crescente disagio sociale, ovviamente più forte nelle Regioni in Piano di Rientro.  La sensazione del depauperamento del ssr è ormai universalmente diffusa tra i cittadini.  Riscontro di questo disagio, peraltro, si rileva in un importante indicatore, rappresentato dalla ingravescente mobilità sanitaria interregionale. Da sempre l’Italia è un paese che registra una altissima mobilità sanitaria interregionale, un fenomeno certamente legato alle differenze quali-quantitative dell’offerta di prestazioni nelle diverse Regioni. C’è un flusso, imponente e continuo, che ha un trend  costante da Sud verso Nord, conseguente a fenomeni di cattiva gestione degli amministratori, divenuta strutturale, poiché  di lunghissima deriva temporale.  Ma quello che ci interessa rilevare è l’indubbio aggravamento delle dinamiche di mobilità, a danno delle Regioni centromeridionali,  a causa delle disposizioni della L. 135/2012, gestita nelle Regioni in Piano di Rientro (e cioè per lo più in Regioni del Centro e del Sud) in modo rigido, attraverso il commissariamento da parte del Governo centrale.  I Commissari infatti, sistematicamente e implacabilmente, bloccano la possibilità di utilizzare tutte le risorse dei territori interessati (soprattutto capitali e managerialità privati) per investire in qualità e incrementare l’offerta di prestazioni a cittadini che, di conseguenza, sempre più frequentemente si spostano a cercare le prestazioni di cui hanno bisogno.  Il paradosso di una politica sanitaria non condivisibile dicente una tenaglia, che soffoca ogni possibilità di avviare un percorso di riequilibrio nella capacità di offerta delle Regioni italiane. Da un lato, infatti, si mantiene la quantità di risorse complessivamente disponibili per il Ssn su valori bassi rispetto a quelli dei Paesi europei con noi confrontabili, costantemente sotto la soglia di guardia del 7% del Pil e con una tendenza alla progressiva riduzione. Dall’altro, si blocca con la L. 135/2012, la possibilità per le Regioni, e, soprattutto, per quelle in Piano di Rientro, di ridurre la quota di emigrazione sanitaria e, più in generale, di riqualificare la propria  offerta, potenziando l’investimento degli operatori privati all’interno dei sistemi sanitari regionali, gli unici in grado di intervenire con rapidità ed efficacia per rispondere alla domanda di salute dei cittadini. Bisogna scegliere – conclude Cittadini - se affrontare la mobilità interregionale chiudendo le frontiere regionali ed elevando muri burocratici per fermare i cittadini che hanno il diritto, costituzionalmente garantito, di scegliere liberamente dove curarsi, oppure cercare in ogni regione di fare crescere un’offerta di qualità, convincente ed efficace, utilizzando per questo, in maniera equa,  liberale e lungimirante,  anche erogatori di diritto privato”.